Finta associazione “no profit”

31 dicembre 2013

Finta associazione “no profit”

Ricostruzione induttiva del reddito d’impresa per l’Associazione “no profit” che gestisce impianti sportivi a scopo di lucro

Paga le maggiori imposte accertate dal Fisco, l’Associazione senza scopo di lucro che gestisce impianti sportivi, tra cui palestre, con servizi annessi, compreso quello di bar, a fini commerciali.

Il caso. Con la sentenza 6 novembre 2013, n. 24898, la Corte di Cassazione – Sezione Tributaria ha respinto il ricorso proposto da un’Associazione polisportiva contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia che ha ritenuto legittimo l’avviso di accertamento oggetto d’impugnazione con cui erano contestate maggiori imposte (IRPEG e IRAP) per il 1998. Il giudice dell’appello, avvalorando la ricostruzione induttiva del reddito d’impresa effettuata dall’Ufficio delle Entrate, ha ravvisato lo svolgimento di un’attività commerciale in luogo di quella di tipo associativo senza fine di lucro.

Associazioni sportive “no profit”. Gli Ermellini osservano che gli enti di tipo associativo non godono dello status di “extrafiscalità” che li esenta da ogni prelievo fiscale, potendo anche le associazioni senza fini di lucro, come si evince dall’articolo 111 del D.P.R. n. 917/86, svolgere di fatto attività a carattere commerciale. Il disposto dell’articolo 111 primo comma del TUIR – in forza del quale le attività svolte dagli enti associativi a favore degli associati non sono considerate commerciali e le quote associative non concorrono a formare il reddito complessivo – costituisce una deroga alla disciplina generale (artt. 86 e 87 TUIR), secondo cui IRPEG si applica a tutti i redditi, in denaro o in natura, posseduti da soggetti diversi dalle persone fisiche. Ne consegue che l’onere di provare la sussistenza dei presupposti di fatto che giustificano l’esenzione è a carico del soggetto che la invoca (cfr. Cass. sentenze n. 16032 del 2005 e n. 8623 del 2012).

Onere probatorio. Va pertanto confermata la sentenza del giudice del merito che ha considerato recuperabili a tassazione, come redditi d’impresa, i proventi conseguiti dall’associazione sportiva, perché i “soci” della palestra da essa gestita venivano trattati come semplici clienti di un imprenditore. Spetta all’associazione che si proclama “no profit” fornire la prova contraria della natura non commerciale dell’attività svolta, prova che il giudice non può desumere dal solo statuto sociale, attestante l’assenza del fine di lucro.

Associazioni sportive dilettantistiche. Sull’argomento si cita anche la recente sentenza n. 82/30/2013 della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia secondo cui le associazioni sportive dilettantistiche e i circoli privati che non dimostrano la regolarità di convocazione e di pubblicità delle assemblee degli associati, non possono appartenere al regime agevolato che stabilisce la natura non commerciale delle operazioni. I giudici regionali hanno ravvisato anch’essi la natura commerciale dell’attività svolta dalla contribuente, destinataria di ben 14 avvisi di accertamento conseguenti a PVC della GdF.

Le dichiarazione dei soci. Ai sensi del TUIR, ricorda la CTR, “non è considerata commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformità alle finalità istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo. Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo”. L’Associazione deve uniformarsi nella sua organizzazione “al principio di democraticità, con l’obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie”. Nel caso di specie però, la Guardia di Finanza ha acquisito informazioni da un gran numero di soci che si sono dichiarati totalmente all’oscuro delle assemblee dell’associazione, né mai informati o convocati. Circostanza che ha dimostrato, per i giudici di secondo grado, la bontà dell’accertamento tributario.

Autore: Redazione Fiscal Focus

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