SRL unipersonale. Appropriazione indebita dell’amministratore

22 Gennaio 2014

SRL unipersonale. Appropriazione indebita dell’amministratore

Confermato il sequestro preventivo a carico dell’amministratore unico di una SRL unipersonale

Commette il reato di appropriazione indebita l’amministratore unico che sottrae denaro dalle casse societarie, anche quando si tratta di una società unipersonale. È quanto emerge dalla sentenza 12 dicembre 2013, n. 50087, della Corte di Cassazione – Seconda Sezione Penale.

Conferma della sequestro.
 La Suprema Corte ha accertato la legittimità dell’ordinanza del Tribunale del riesame di Monza che aveva confermato il sequestro preventivo a carico dell’unico socio e amministratore di una SRL sorpreso dalla Guardia di Finanza in possesso di un’ingente somma (100 mila euro) prelevata senza alcuna causale dalle casse societarie.

L’autonomia patrimoniale. Con il ricorso per cassazione, l’indagato ha insistito sull’assunto secondo la quale il reato non era configurabile perché la persona fisica e la società si confondevano, sicché non poteva essere ritenuto colpevole di essersi appropriato di denaro di sua proprietà. Questa tesi difensiva non ha però convinto i supremi giudici poiché omette di considerare quel che costituisce un punto invalicabile della differenziazione fra la posizione giuridica dei soci (quand’anche proprietari dell’intero capitale sociale) e quella della società. Proprio in virtù dell’autonomia patrimoniale e giuridica fra i soci e la società, “non risulta giuridicamente configurabile in capo ai singoli soci – si legge in sentenza - un potere di disposizione delle somme di pertinenza delle società di capitali e ciò in ragione del principio di autonomia patrimoniale perfetta di tali enti; con la conseguenza che la società di capitali risponde delle proprie obbligazioni esclusivamente con il suo patrimonio, che pertanto deve rimanere integro, in quanto, in caso di insolvenza della società, i creditori non possono rivalersi sul patrimonio personale dei singoli soci che, a loro volta, proprio per tale ragione, non possono amministrare il capitale sociale” (cfr. Cass. 3397/2012).

Configurazione del reato. Gli Ermellini, poi, ritengono sicuramente integrato il reato ipotizzato a carico del ricorrente alla luce della costante e consolidata giurisprudenza secondo la quale integra il delitto di appropriazione indebita, e non quello di infedeltà patrimoniale (ex art. 2634 cod. civ.), l’erogazione di denaro compiuta dall’amministratore di una società di capitali in violazione delle norme organizzative di questa e per realizzare un interesse esclusivamente personale, in assenza di una preesistente situazione di conflitto d’interessi con l’ente, senza che possa rilevare l’assenza di danno per i soci (cfr. Cass. 40136/2011). Si è pure sostenuto che commette il reato di appropriazione indebita l’amministratore unico di una società per azioni, che sia anche l’unico azionista, il quale, avendo ottenuto degli sconti da una ditta fornitrice, anziché versarne il relativo importo – come doveva, nelle casse della società – li abbia trattenuti per sé, convertendoli in proprio profitto (cfr. Cass. 13241/1976).

Il periculum. 
Infine, la Corte si sofferma sul cosiddetto periculum in mora, ritenendo ineccepibile sul punto la sentenza gravata. Per il collegio, in particolare, “la circostanza che il ricorrente continui, imperterrito, a sostenere che essendo lui e la società la medesima cosa, può disporre a suo iacimento dei beni della società è un argomento che, di per sé solo, è sufficiente a far ritenere ilpericulum [...]”.

In conclusione la Seconda Sezione Penale del Palazzaccio rigetta il ricorso dell’amministratore, condannandolo alle spese.

Autore: Redazione Fiscal Focus

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